Nella situazione attuale circa i due terzi dei consumi di energia elettrica totali nel settore industriale sono imputabili ai motori elettrici e ai sistemi di azionamento. L’utilizzo di motori più efficienti può garantire dunque un notevole risparmio energetico. Su questa base, in Europa, un regolamento CE (640/2009, ora UE 4/2014) già dal 2009 definisce per legge i valori minimi di efficienza energetica per i motori asincroni trifase (in bassa tensione fino a 1000 V, da 0,75 fino a 375 kW (da 1 a 500 HP) da 2 a 6 p, per funzionamento continuo; condizioni ambientali fino a 4.000 m, temperature ambiente da -30 a +60°C, fluido primario di raffreddamento (ove previsto) da 0°C a 32°C. Regole analoghe sono state adottate in quasi tutto il mondo. Gradualmente, l’asta dell’efficienza energetica si è alzata: oggi (per motori immessi sul mercato dopo il 1° gennaio 2017) è obbligatorio l’impiego di motori in classe di efficienza IE3. È concesso l’uso di motori in classe inferiore IE2, posto che questi siano comandati a velocità variabile da un variatore di frequenza.
È importante che le aziende effettuino interventi volontari di efficientamento energetico e che non si limitino ad effettuare questo tipo di interventi solo in caso di obsolescenza dei macchinari. Il ritorno dell’investimento medio per acquisto/sostituzione di motori con prodotti non energivori è dell’ordine di un paio di anni.

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